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Capitolo quattro
Come le maree

“ Anche il mondo sembra nella mia stessa costante marea: e solo quando il vento mi accarezza il volto, mi ricordo di respirare. E ritrovo l’equilibrio. ”

Lettere dal mare - Mont Saint-Michel

Ormeggiati nei pressi di Mont Saint-Michel, cullati dalle onde lente del pomeriggio, il mio equipaggio ed io ci concediamo un momento per ritrovare le forze e ragionare sul da farsi. È ormai qualche giorno che abbiamo raggiunto la costa francese, e ispirati dai sapori di questa terra abbiamo deciso di pranzare con una ricetta in grado di unirli al pesce: come i Nuggets con fonduta di Camembert, che adesso divoriamo sotto il cielo plumbeo. Laggiù, lontano sulla costa, l’abbazia di Mont Saint-Michel. Mi sento in balia degli avvenimenti intorno a me tanto quanto l’abbazia, in balia delle maree. E mentre scendo al porto, inondato dal profumo di pesce fresco e della salsedine, mi ricordo cosa vuol dire sicurezza: riconoscere l’odore della propria casa. Nel mio caso, il mare. Mentre assaporo il sale portato dal vento sulle mie labbra, con gli occhi socchiusi, mi sento tirare da una manica. Spalanco gli occhi. È un bambino, che sorridendo mi dice che mi stava aspettando, e mi dona una lettera per poi scappar via. Guardo basito la busta, ingiallita e increspata dal segno di gocce d’acqua ormai asciutte. Il francobollo è inglese, ma la calligrafia del mittente è inconfondibile: la lettera è del mio mentore. Con il cuore in gola, la apro ed estraggo il foglio.

Genova, 1967

Caro Capitano,

il domani è arrivato e tu sei ormai un vero e proprio lupo di mare – come ti piaceva definirti quando eri ancora un bambino, e salpavi insieme a me e i tuoi amici verso le prime avventure. Sarai stupito nel ricevere questa lettera, soprattutto vedendo la data. Se stai leggendo queste parole, vuol dire che sono partito per un nuovo magnifico viaggio, verso l’unico orizzonte che ancora non ho esplorato. Ogni uomo di mare è destinato a issare la vela e lasciarsi spingere dal vento verso quel mare misterioso e inevitabile: l’importante è farlo con lo stesso animo di speranza con cui si affronta la tempesta.
Io ho sperato di averti cresciuto con le capacità e l’animo di un vero Capitano, e se sei arrivato fino a qui allora non ci sono dubbi: ci sono riuscito e tu sei pronto per affrontare la tua prima, grande avventura. Non posso scriverti i dettagli qui, ma sono certo che capirai dove dovrai dirigerti per trovare la giusta rotta.
Che i venti ti siano sempre favorevoli.

Un momento per respirare - Brighton

Il profumo del Fish&Crock si unisce alla canzone rockabilly che proviene da una radiolina. Sono seduto su un divanetto di pelle rossa, mentre guardo il molo di Brighton e le sue luci al tramonto, dalla vetrina della tavola calda. Sul tavolo, ancora aperta, la lettera del mio mentore; la osservo mentre ripenso alle parole scritte su quella carta vecchia ormai di cinque anni. Sempre sul tavolo, le due piccole pietre che erano nascoste all’interno della busta. Su una è dipinto un sole, sull’altra la luna: al contrario della prima, priva di imperfezioni, questa è bucata. Non vedo l’ora di raggiungere la mia prossima tappa, ma avevo bisogno di fare una sosta durante il tragitto per riordinare le idee. Senza contare che il mio equipaggio aveva bisogno di qualche giorno di pausa a terra: e quale luogo migliore per rilassarsi e divertirsi, se non la meta estiva prediletta dl popolo britannico?
Lascio la tavola calda, per passeggiare lungo il molo e pensare. Il sole rosso fuoco delinea le sagome dei passanti e dei piccoli negozietti di legno. Il profumo dolciastro dello zucchero filato si unisce a quello salato del mare, e le grida dei gabbiani coprono la musica lontana del luna park. Notte e giorno fusi oltre l’orizzonte, in un cielo violaceo e terso. Anche il mondo sembra nella mia stessa costante marea: e solo quando il vento mi accarezza il volto, mi ricordo di respirare. E ritrovo l’equilibrio.

Una lunga notte - Scogliere di Moher

Guardo giù dalla scogliera. A separarmi dal mare mosso, che si infrange contro le rocce scure, ci sono 200 metri. Un brivido mi percorre la schiena, aiutato dall’aria fredda d’Irlanda. Alzo il bavero del cappotto e continuo a camminare, fino alla visione maestosa che si apre davanti ai miei occhi: le scogliere di Moher, imponenti e solenni, dritte verso il cielo scuro che lascia presagire un’imminente tempesta. A riportarmi alla realtà, è una voce che cerca di sovrastare il vento. Mi volto, e il cuore si riempie di gioia: l’uomo che mi sorride, coperto da un vecchio giaccone e dai capelli rossi, mi viene incontro a braccia aperte. Ci stringiamo per qualche attimo, mentre Patrick mi dice ridendo che a meno che io non voglia provare l’ebrezza del volo, sarebbe il caso allontanarsi dalle scogliere con quel vento. Raccontandoci delle reciproche vite negli ultimi mesi di distanza, ci dirigiamo verso casa di Patrick per bere qualcosa e pianificare i miei prossimi passi: a chi altro avrei potuto rivolgermi? Siamo amici da più di vent’anni, sin dai giorni in cui non ero che un garzone intento nelle sue prime avventure in terre straniere. Ed ecco che adesso io sono un Capitano, e lui è guardiano del faro di Inisheer, vicino a Galway. Qui, con una pinta in mano e al riparo dalla pioggia che ormai scende incessante, Patrick ed io guardiamo insieme le due pietre. Poi si alza, prende dei grossi tomi di storia locale dalla sua fornita libreria e con un sorriso mi suggerisce di iniziare a cercare: la notte sarà lunga.

Non sono solo favole - Scozia

Il tempio della notte e il tempio della luna. Il cerchio di Brodgar e il cerchio di Stenness: pietre erette e posizionate in cerchio, neoliti di circa 3000 anni. Stringo fra le mani le piccole pietre che ho in tasca, accarezzando la superficie di quella senza il foro. Ci siamo, ne sono certo. Patrick cammina davanti a me, euforico e instancabile come sempre. Io rimango leggermente indietro, stupito dalla maestosità delle grosse pietre. L’alba è gelida ma dorata, e il vento ci ghermisce appena raggiungiamo il cerchio. Finalmente ho raggiunto Patrick. Ci guardiamo con intesa, e io annuisco. Il sole sale lentamente, accecando i nostri occhi. È quasi il momento. Mi posiziono al posto del monolite mancante, alzo finalmente la piccola pietra con la luna, e il sole cade esattamente nel foro. Un piccolo fascio di luce abbagliante punta il terreno. Patrick corre verso l’area di terra, e io faccio lo stesso. Iniziamo a scavare il piccolo lembo di terra. Basta poco, per sentire qualcosa di rigido sotto la terra soffice. È un vecchio libro per bambini. Il titolo recita “Il gatto e la culla”, e la pubblicazione è del 1918. Stampato a Kinderdijk, Olanda.