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Capitolo 11
Il pericolo fantasma

“ L’aura dorata del sole che affonda nel mare le incornicia il volto: la sua non è la bellezza delle mete più ambite, ma quella inaspettata e senza filtri delle calette nascoste, dei sentieri scoscesi nelle profondità delle valli, dei fiori sui cigli dei dirupi. ”

Dal tramonto all’alba - Hawaii

Una dolce musica si unisce all’infrangersi lento delle onde sulla riva. Delle dita pizzicano le corde di un ukulele, mentre i miei piedi affondano nella sabbia tiepida di tramonto. Raggiungo Marcel e Violet, già seduti sul telo: ad attendermi, una meravigliosa Poké Bowl in stile Hawaii con Gamberi pastellati. Le Hawaii sono un vero e proprio paradiso, soprattutto adesso che il sole è basso sull’orizzonte e inonda ogni cosa di una patina calda e arancione. Delle ballerine hula danzano vicino al piccolo locale che si erge sulla spiaggia, intrattenendo i turisti con le loro movenze sinuose. Osservo Marcel che raccoglie esemplari di conchiglie per la sua collezione, ma poi il mio sguardo si posa su Violet. L’aura dorata del sole che affonda nel mare le incornicia il volto: la sua non è la bellezza delle mete più ambite, ma quella inaspettata e senza filtri delle calette nascoste, dei sentieri scoscesi nelle profondità delle valli, dei fiori sui cigli dei dirupi. A distogliermi dai miei pensieri è Marcel, che annuncia il suo ritorno sul veliero: la notte è calata e lui è particolarmente provato dal viaggio. Violet ed io rimaniamo però sulla spiaggia. Passo dopo passo, camminiamo e parliamo lungo il bagnasciuga illuminato solo dalla luna e dalle torce tiki. I passi si traducono in chilometri e ore, e ci ritroviamo all’alba su quella stessa spiaggia. Nel viola che ricopre ogni cosa, un’ombra si leva da un albero per poggiarsi sulla sabbia. Violet sobbalza, sorpresa. Sulla sabbia, un esemplare del misterioso volatile. Le piume viola e azzurre brillano, sono più lunghe di quelle di un uccello qualunque. Ricorda in qualche modo un Quetzal. Meravigliati, rimaniamo a guardare l’animale. Solo qualche attimo di meraviglia ci lascia spettatori di un momento magico. Un’onda si infrange fragorosamente sulla riva e il volatile si alza in volo.

Impronte – Baja California

Il deserto di Sonoran ci abbaglia. Camminiamo fra i canyon e i cactus, guardando con attenzione ogni anfratto in cui potrebbe nascondersi il nido del volatile. A suggerirci di esplorare questo angolo di deserto è stata Susana, una pittrice di Tijuana amica di Marcel e specializzata in dipinti ispirati al mondo animale. Dopo un pranzo a base di Tacos de pescado infatti, ci siamo diretti verso questo lembo di terra, luogo in cui a detta di Susana avremmo potuto trovare qualche esemplare. Il sudore scorre sul nostro volto, ma non possiamo abbandonare la ricerca: scoprire qualcosa in più su questa creatura potrebbe essere la chiave per svelare il mistero lasciato dal mio mentore. All’improvviso, Marcel inizia a correre verso delle rocce. Lo seguiamo, e vediamo anche noi. In una cavità fra le rocce, c’è un nido. Marcel spiega che i pochi volatili della specie che ha trovato, usavano costruire il proprio nido con quella tipologia di rovo. Purtroppo però il nido è vuoto e del volatile non c’è traccia. Ci osserviamo sconsolati. Violet calcia la terra arida, sconfitta, ma è in quel momento che osservo finalmente il terreno. Sulla sabbia rossastra, il segno lasciato dalle ruote di un fuoristrada. Grazie al calcio di Violet, la terra ha rivelato uno scontrino, precedentemente nascosto da della sabbia. Qualcuno è stato qui prima di noi.

Pace interrotta – Cannon Beach

I faraglioni di Haystack si ergono nella bruma leggera della notte, quando attracchiamo al piccolo porto di Cannon Beach. Siamo diretti verso l’unico indizio lasciatoci dalla figura misteriosa che ci aveva preceduto nel deserto: uno scontrino emesso dal Majestic Diner di Cannon Beach. Scendiamo dal veliero e ci inoltriamo fra le vie della piccola cittadina illuminata: è una sera tranquilla, che sa di salsedine e dolciumi da lungomare. Chiediamo informazioni ad un passante, che ci indica la strada per raggiungere il diner. Qualche minuto ed eccoci davanti all’edificio ornato di neon colorati, la cui insegna sfarfalla nel blu livido della notte. Entrando nel locale, veniamo accolti da un intenso odore di milkshake e burgers. Ci sediamo ad un tavolo vicino al vetro, ragionando sul da farsi mentre ascoltiamo la musica anni ’50 diffusa dal jukebox. Una cameriera avanti con l’età ci raggiunge, chiedendo la nostra ordinazione. Prendiamo il menù del posto, approfittando della cordialità della donna per chiedere informazioni riguardo alla clientela: lei ci racconta che in effetti un uomo che visita spesso il diner con un fuoristrada c’è, lo ha notato perché è russo e spesso si incontra con dei cacciatori del posto. Nelle ultime settimane però non lo aveva visto. Che si tratti del nostro inseguitore? Guardo Violet, che preoccupata discute con Marcel sul da farsi. I neon fuori dalla finestra delineano il suo volto e le sue mani, strette intorno a una tazza di caffè: sembra che la luce cerchi sempre di accarezzarla, raccogliendosi nei suoi occhi. Finita la cena, torniamo a passo svelto verso il veliero. È ormai notte fonda quando raggiungiamo il molo, siamo illuminati solo dalle poche luci della città dietro di noi. La luna infatti è coperta da una coltre di nebbia, attraverso la quale ci muoviamo con cautela. All’improvviso, un rumore rompe il placido gorgogliare dell’acqua. Un tessuto che viene lacerato. Violet accende la piccola torcia che porta sempre nello zaino: una figura dal volto coperto ha appena distrutto la nostra vela. All’accensione della torcia, la figura si getta nell’acqua. Corriamo verso il veliero, ma del malvivente nessuna traccia. Solo un piccolo coltellino a scatto, rimasto incastrato fra le rocce.

Un addio – Seward

L’uomo di fronte a noi ci guarda perplesso. Siamo seduti in un piccolo pub, in un altrettanto piccolo porto. Seward, Alaska. È qui che ci ha condotto il coltellino ritrovato, un pezzo unico a quanto pare. E l’uomo davanti a noi ne era stato, anni prima, proprietario. Krzysztof ci racconta infatti di aver ricevuto in dono quel coltello con il proprio nome inciso da suo padre e di averlo custodito gelosamente, sino ad una battuta di caccia in cui gli era stato rubato tutto. Quando chiediamo a Krzystztof chi fossero i bracconieri colpevoli dell’imboscata, il suo volto si fa serio. Nega di avere ulteriori informazioni, per poi salutarci frettolosamente. Violet si alza, dicendoci che vuole seguire l’uomo per scoprire se nasconde qualcosa. Marcel ed io andiamo verso il porto, dove a breve incontreremo un amico di un peschereccio: purtroppo, i miei compagni devono tornare alle proprie vite di ogni giorno e lui, di passaggio, li riporterà a casa. Penso proprio a questo, mentre attendiamo il ritorno di Violet. Poche ore dopo, eccola raggiungerci, con il suo solito sguardo risoluto e i capelli luminosi al vento. Ci dice che l’uomo non ha saputo condurla a nuovi indizi. Marcel inizia a salutarmi, ci abbracciamo al sole del tramonto. Poi, sale sulla barca. Rimaniamo solo Violet ed io, davanti al mare baluginante. Io sorrido, incerto. Lei fa lo stesso, avvicinandosi per poi stringermi. Dopo qualche attimo, la magia è interrotta. Mi saluta a mezza voce e, prima di scomparire sul peschereccio, si volta verso di me un’ultima volta. Stringo le mani dentro le tasche del cappotto. Mentre la nave parte, sento qualcosa solleticare le mie nocche. Un biglietto nascosto, una calligrafia elegante: Kuril Islands.