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Capitolo 5
Nelle pagine del tempo

“ La luce balugina sull’acqua davanti a noi, e nei nostri occhi brilla il riflesso di un’emozione che ci accomuna. Questa donna ed io, testimoni di passaggio per storie che altrimenti andrebbero perdute. ”

Ricordi d’infanzia - Kinderdijk

Sfoglio le pagine ingiallite del vecchio libro, l’odore di terra ha ormai impregnato la carta increspata. Sulla copertina dell’antica favola, mi guarda sornione un gatto. Solo grazie all’aiuto di Christiaan, un giovane marinaio olandese membro del mio equipaggio, sono riuscito a capire di cosa parla la storia contenuta al suo interno. Ecco perché adesso mi trovo sotto i magnifici mulini a vento di Kinderdijk, il luogo in cui è stato stampato questo libro. Christiaan mi chiama con un fischio, io alzo il volto e vedo che mi sta facendo segno di raggiungerlo: vicino a lui, un’anziana donna. Vive qui da sempre, e racconta la storia dei mulini a chiunque la voglia ascoltare. Ci sediamo all’ombra di un mulino, sul tavolo Hot dog con Bastoncini all'Olandese e nella testa parole che non sempre riesco a comprendere. Quando le mostro il libro che tenevo nella tasca della giacca, le sue mani tremano, mentre ne accarezza la copertina e mi racconta che quello era il libro preferito del suo fratellino. Sua madre glielo leggeva ogni sera, nelle notti d’estate in cui visitavano lo zio, guardiano del faro di Rubjerg Knude.

Le chiedo il nome del fratello, e quando pronuncia il nome del mio mentore non sono sorpreso: questa avventura sembra guidarmi per mano, e ogni indizio è un tassello che compone una nuova parte della storia.

La luce balugina sull’acqua davanti a noi, e nei nostri occhi brilla il riflesso di un’emozione che ci accomuna. Questa donna ed io, testimoni di passaggio per storie che altrimenti andrebbero perdute. Sorridendo, l’anziana apre un piccolo ciondolo dorato, poco prima nascosto sotto il colletto dell’abito: una bambina e un bambino, abbracciati e sorridenti.

I racconti dell’anziana sono lunghi, e rimaniamo placidamente sotto alle pietre fresche del mulino ad ascoltare, fino al tramonto che fa sbocciare tulipani colorati nella volta del cielo. Quando dobbiamo andare, le dico che il libro è ormai tornato a casa. Lei sorride e mi abbraccia.

Lasciare il segno – Rubjerg Knude

Una folata di vento alza sottili granelli di sabbia. Il sole crudo e tagliente rende difficoltosa la camminata lungo le dune di sabbia. Intorno a me, deserto. Nessun uomo, solo il lontano grido di qualche gabbiano. Nella luce bianca vedo un’ombra lontana. Socchiudo gli occhi, ed alzo il bavero della giacca. Finalmente ho raggiunto il vecchio faro di Rubjerg Knude. Ormai non più in funzione, le sue mura scrostate e mangiate dalla sabbia mi raccontano di antichi splendori: anni lontani, in cui gli occhi dei marinai sull’orizzonte lontano si affidavano alla sua luce, nelle notti di tempesta. Adesso il vecchio faro giace stanco fra le dune di sabbia, unico testimone di glorie lontane. Il vento fischia nelle mie orecchie, mentre cammino intorno al faro, sfiorandone la superficie grezza con le dita. I solchi del tempo e delle intemperie la rendono irregolare. Ma un’incisione in particolare coglie la mia attenzione: soffio via la sabbia incrostata nell’incanalatura, ed ecco il nome del mio mentore inciso nella pietra. Una data posiziona quella rudimentale firma a quarant’anni fa, e una parola a me familiare mi indica la prossima rotta: Westerbeek.

Verso la fine – Faroe Islands

L’acqua cade in uno scrosciare che riempie il silenzio irreale che fino a poco tempo fa regnava lontano dalla costa. Le distese verdeggianti delle isole Faroe si ergono sopra le alte scogliere, dalla quale cade l’alta cascata di Mulafossur. La forza irruenta e selvaggia della natura qui è incontenibile, completamente diversa dalle dolci coste mediterranee. Me ne accorgo quando sono ancora sul mio fedele veliero, e ne vengo travolto quando percorro la sua terra per la prima volta. Il vento è freddo, ma l’aria ha il profumo fresco di vita: un odore fragrante e raro, riservato a luoghi segreti e inarrivabili. Mi lascio travolgere dai colori e dal vento, mentre raggiungo a piedi Lopranseidi. È qui infatti che nel 1742 naufragò la Westerbeek, una nave della Compagnia olandese delle Indie orientali. Cerco di muovermi fra le lastre di pietra, alla ricerca di qualcosa in grado di indicarmi la mia prossima rotta. Questa ricerca sta facendosi sempre più frenetica, e io mi sento trascinato dalla corrente. Ma mi basta un po’ di tempo, per vedere qualcosa che attira la mia attenzione: una pietra, fra le tante sotto i miei piedi, risplende di un blu scuro mangiato dal sale. Inciso nella pietra, leggo “La fine di 20,000 leghe”.

Storie che si ripetono - Lofoten

Il messaggio inciso nella roccia mi aveva lasciato dubbioso. Ho passato qualche giorno in sosta alle Faroe, per pensare meglio a quale rotta intraprendere. Non riuscivo ad arrivare ad una conclusione, e più ragionavo sull’incisione, più finivo con l’impazzire. Fu di notte, cullato dalle onde e dal suono lontano della cascata, che capii. Ricordai distintamente uno dei tanti viaggi con il mio mentore: ero con suo figlio Michele, seduto sotto coperta, fuori la tempesta faceva volteggiare il veliero in una danza scoordinata, ma noi eravamo piccoli ed intrepidi avventurieri senza paura. L’unica cosa che ci scalfiva era la noia: ecco perché il Mentore decise di leggerci un libro, quello che lo aveva spinto a divenire Capitano. Si trattava di “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Vernes. E proprio in questo libro, il mitico sottomarino Nautilus viene risucchiato da un terribile maelström, un mulinello d’acqua, nei pressi delle isole Lofoten.

È qui che sosto ora, dopo aver pranzato con salmone in pastella con jacket potato norvegese ed essermi addentrato nel piccolo paese sulla costa. Un bar, un negozio di pesca, una piccola libreria: è qui che entro, attratto dall’insolita insegna che recita “Vernes Bibliotek”. Ad accogliermi, il trillare di una piccola campanella e una luce azzurrina: tutti i muri sono dipinti a ritrarre il fondale marino, compreso il soffitto a volta della piccola libreria. L’uomo al bancone mi guarda stupito, scrutando la mia giacca e il mio inconfondibile cappello da Capitano. Sorridendo, mette un libro sul bancone dicendomi che è già stato pagato: è una vecchia copia di "Viaggio al centro della Terra". Sbalordito, penso a dove mi porterà il mio, di viaggio.

E mentre leggo la trama del libro, lo capisco. Arrivo, Islanda.