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Capitolo tre
Tra cielo, terra e mare

“ Sono situazioni come questa che mi fanno capire quanto sia fondamentale credere negli altri, per imparare a credere in sé stessi ”

Segreti sommersi - Gibilterra

Chi avrebbe mai potuto prevedere tutto quello che mi è successo? In pochi mesi, sono stato travolto da un’avventura inaspettata, e ancora non riesco a trovare una risposta riguardo a dove mi porterà questa ricerca.  Guardo l’orizzonte, il cielo limpido e terso accompagna la mia navigazione verso Gibilterra. Ecco le pareti rocciose farsi più vicine, mentre me ne sto sulla prua del veliero e accarezzo il libro rilegato. Al suo interno ci sono solo vecchi poemi epici, ma un particolare ha catturato la mia attenzione: la prima pagina di uno dei capitoli era increspata, come se fosse stata bagnata dall’acqua salmastra del mare. Seguendo l’indizio delle pagine ingiallite, ho raggiunto il luogo descritto dal racconto, la grotta di Gorham. Qui davanti, sotto il sole abbagliante, ho gettato la mia ancora. La mia ciurma sta preparando tutto il necessario per la mia spedizione subacquea. Qualcosa mi dice che, nascosto in questo blu cristallino, si nascondono delle risposte. Appena indossata l’attrezzatura, ecco che mi getto nelle profondità fresche e placide. Il mondo dall’altra parte dello specchio d’acqua è celeste, quasi immobile ed etereo se non fosse per i piccoli pesci che mi nuotano attorno. Nuoto verso le rocce, il silenzio rotto solo dal mio respiro nella bombola. Ed ecco, mentre scosto la sabbia, che vedo qualcosa brillare.

Il mondo in una mano - Marocco

Il rumore di risate si unisce al tintinnare delle teiere di metallo a contatto con i bicchieri di vetro destinati al tè alla menta. Ad accompagnare i suoni del locale ci sono una musica arabo-andalusa e il fumo dei narghilè: tutto di questo piccolo bar racconta qualcosa del paese in cui sono appena arrivato, il Marocco. Mentre sorseggio la calda bevanda di menta fresca, ascolto le parole del mio amico Khalid. Esperto di manufatti antichi e insegnante all’Università di Casablanca, Khalid è la persona perfetta per reperire informazioni sul misterioso oggetto ritrovato nelle acque di Gibilterra. Ed ora eccolo lì, che accarezza l’oggetto di bronzo ossidato: è un disco, sul quale sono incise due rondini simmetriche, in volo sopra un promontorio. Solo avvicinandosi con una lente d’ingrandimento è possibile notare che un sentiero serpentino porta alla vetta, sulla quale si staglia una piccola croce. Sotto il promontorio, delle incisioni in una lingua che non conosco. Khalid mi guarda attraverso la lente, l’occhio ingrandito mi guarda stupefatto. Mi dice che non ha mai visto nulla di simile, e che i simboli rappresentano Amore, Lealtà e Fede. Lo ascolto sbigottito, mentre sorseggia il suo tè e racconta del simbolismo della rondine. E proprio mentre sto per alzarmi rassegnato, lui sembra avere un’illuminazione. Mi guarda, un sorriso risplende sul suo volto: Andorinhas.

Questione di traduzione - Portogallo

Khalid mi racconta la storia delle Andorinhas, mentre mangiamo Croccole à Brás: il loro gusto, ispirato a quello del bachalau a bras, mi ricorda che sono ormai due giorni che vaghiamo per la città di Porto, in cerca di risposte. L’aiuto di Khalid è prezioso, poiché da solo non sarei in grado di risolvere il nuovo pezzo dell’enigma. Sono situazioni come questa che mi fanno capire quanto sia fondamentale credere negli altri, per imparare a credere in sé stessi. Finito il pranzo, torniamo sotto il sole cocente. Ripenso alle Andorinhas, le rondini di ceramica originarie del posto, mentre le vedo in vendita nei cesti dei piccoli negozi della Cais de Ribeira. Il loro significato è profondo: rappresentano la casa e la famiglia, a causa del comportamento delle rondini, solite a ricreare i propri nidi nei luoghi in cui hanno già vissuto. Mi piacerebbe essere una rondine, tornare nel luogo in cui sono nato e considerarla casa. Ma le onde sono ormai parte del mio animo: casa è il mare, e il suo mormorare dolce nelle notti d’estate. Le sue grida di burrasca, quando l’alba invernale porta venti irruenti e freddo sui volti dei marinai sulla prua. Perso nei miei pensieri, non mi accorgo che Khalid si è fermato. Qualcosa ha catturato la sua attenzione: un manifesto dedicato alla Festa de São João do Porto. La festa è proprio stasera, come notiamo dalle bancarelle che vengono montate lungo le strade assolate. Convinti che troveremo la nostra risposta sotto i fuochi artificiali della festa, attendiamo trepidanti la notte. Finalmente ci ritroviamo a passeggiare fra le luci e gli odori tipici delle feste tradizionali: Khalid mi spiega che la festa è dedicata a San Giovanni, in portoghese São João. Annuisco, ed è in quel momento che mi viene in mente: São João, San Juan.

L’alba di una nuova avventura - Spagna

Il vento ghermisce il mio volto, mentre seguo Khalid lungo il sentiero. Stiamo attraversando una fitta boscaglia, ad illuminare la strada solo la luce argentea dell’alba e le tinte arancio del sole che risale, laggiù dietro le onde, per iniziare un nuovo giorno. Tutta la meraviglia dei Paesi Baschi ci circonda. Dopo un quarto d’ora passato in silenzio, gli abiti madidi di sudore, raggiungiamo la costa. Con il fiato mozzato dalla fatica e dallo stupore, guardiamo lo spettacolo davanti a noi: il mare blu cobalto s’infrange contro gli scogli di San Juan de Gaztelugatxe, il cielo infinito ne circonda la rocca e la luce sempre più forte irradia il sentiero serpeggiante che la percorre, fino alla cima sulla quale si erge la chiesa dedicata al santo. Khalid ed io ci guardiamo, e con decisione ricominciamo la nostra camminata lungo gli infiniti scalini. L’arrampicata non è lunga, e la fatica viene compensata dall’irreale meraviglia di essere soli, solo i nostri passi, il vento, il mare e uno stormo di rondini in festa. Raggiungiamo finalmente la piccola chiesa, le sue mura bianche diventano dorate sotto i raggi del sole. Khalid incomincia ad esplorare il piccolo fazzoletto di terra, alla ricerca di indizi che possano dimostrare la correttezza della nostra deduzione. Io faccio lo stesso, esplorando la piccola chiesa. Al suo interno, piccole barche di legno pendono dal soffitto, e la chiglia di una barca spunta dal muro dietro l’altare. Osservo le scritte sulle assi di legno dipinte di blu, ognuna reca un nome o una data. Sento dei passi echeggiare, Khalid mi ha raggiunto. Mi chiede “Chi è come dio?” e io lo guardo sbigottito, mentre mi mostra il disco di bronzo e mi spiega che c’è un altro luogo molto simile a quello in cui ci troviamo, dedicato a San Michele, il cui nome significa proprio “chi è come Dio?”. Sorrido, e anche Khalid sembra soddisfatto dalla nostra scoperta: la nostra destinazione doveva essere Mont Saint-Michel. Scendiamo da San Juan de Gaztelugatxe in silenzio, percorrendo il sentiero a ritroso e fermandoci per una breve sosta a base di Bastoncini Baschi. Khalid mi dice che dovrà tornare a Casablanca, e io lo ringrazio per l’aiuto prezioso: mi ha fatto capire che per arrivare alla fine di questa avventura, avrò bisogno di tutto l’aiuto possibile. Soprattutto da parte degli amici più fidati.